Gatti molto speciali
di Doris Lessing (1967)
Punti chiave
- Doris Lessing, premio Nobel per la letteratura nel 2007, racconta i gatti della sua vita dall'Africa a Londra
- Nella fattoria della sua infanzia i gatti si moltiplicavano senza controllo e alcuni tornavano selvatici
- A Londra osserva da vicino la convivenza difficile tra un gatto grigio e uno nero
- Lo sguardo è affettuoso ma non sentimentale: ai gatti non attribuisce pensieri umani
Approfondimento
Di cosa parla
Doris Lessing nacque nel 1919 a Kermanshah, in Persia. Nel 1925 la famiglia si trasferì in una fattoria nella Rhodesia del Sud, l’attuale Zimbabwe, e nel 1949 lei si stabilì a Londra. Nel 2007 ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura. «Gatti molto speciali» (in originale «Particularly Cats») uscì nel 1967: è un libro di memorie breve, fatto di ricordi e osservazioni.
La prima parte torna all’infanzia in Africa. Nella fattoria i gatti erano tanti e vivevano liberi. Alcuni si accoppiavano con i gatti selvatici o tornavano selvatici, dovevano difendersi dai rapaci e il veterinario era lontanissimo. Quando la casa ne fu invasa, il padre arrivò a ucciderne molti con il fucile. Lessing racconta anche episodi più miti, come dei gattini salvati da un pozzo di miniera.
La parte più lunga è ambientata a Londra e riguarda soprattutto due gatti: uno grigio, in parte siamese, e uno nero, arrivato dopo e mai davvero accettato dal primo. Lessing segue la loro rivalità e le loro abitudini di ogni giorno.
Lo stile
Le recensioni sottolineano un tono affettuoso ma senza sentimentalismi. Lessing non attribuisce ai gatti pensieri umani dove non c’entrano, riconosce che ogni gatto ha un carattere diverso e accetta che una parte di loro resti incomprensibile. Più tardi tornò sul tema con altri due libri, riuniti con questo nel volume «On Cats» del 2002. L’edizione italiana di Feltrinelli è curata da M. A. Saracino.
Perché lo consigliamo
Le pagine sull’Africa mostrano senza filtri cosa succede quando i gatti si riproducono senza controllo: animali che si inselvatichiscono, che restano senza cure, e alla fine la soluzione più brutale. Sono scene di un’altra epoca e alcune sono dure da leggere, ma spiegano bene perché oggi chi si occupa di colonie feline punta sulla sterilizzazione. Le pagine londinesi aiutano invece a capire che due gatti costretti a dividere uno spazio non diventano per forza amici, e che ognuno va osservato per quello che è.