Il gatto
di Georges Simenon (1967)
Punti chiave
- Uno dei «romans durs» di Simenon, i romanzi psicologici che teneva separati dai Maigret
- Due coniugi anziani non si parlano più e comunicano solo con bigliettini ostili
- Tutto nasce dalla morte di Joseph, il gatto di lui, e dalla vendetta sul pappagallo di lei
- Nel 1971 ne è stato tratto un film con Jean Gabin e Simone Signoret
Approfondimento
Di cosa parla
Georges Simenon, scrittore belga, è noto soprattutto per il commissario Maigret. Accanto ai gialli scrisse più di cento romanzi che chiamava «romans durs», romanzi «duri» di taglio psicologico. «Il gatto» è uno di questi: lo scrisse in circa due settimane tra settembre e ottobre del 1966 e uscì nel 1967 da Presses de la Cité.
Émile e Marguerite Bouin hanno poco più di settant’anni e vivono a Parigi. Erano entrambi vedovi quando si sono sposati, circa otto anni prima. Lui viene da un quartiere popolare ed è robusto e irruento. Lei è magra e rigida, viene da una famiglia borghese un tempo agiata e abita da sempre nella stessa casa. Émile ha portato con sé Joseph, un gatto che aveva accolto da piccolo quando era ancora selvatico. Marguerite ha un pappagallo, Coco.
Quando Joseph viene trovato morto in cantina, dove era stato messo del veleno per topi, Émile si convince che sia stata la moglie e si vendica sul pappagallo. Da allora i due non si rivolgono più la parola. Vivono nella stessa casa con dispense e letti separati e si scambiano solo brevi bigliettini pieni di astio.
Il contesto
Il romanzo procede lento, con poca azione e molta attenzione a ciò che i personaggi pensano. Parla di vecchiaia, solitudine, orgoglio e rancore. Alcuni critici vi hanno letto un riflesso del rapporto difficile tra Simenon e sua madre. Nel 1971 Pierre Granier-Deferre ne ha tratto il film «Le Chat», con Jean Gabin e Simone Signoret. In Italia il libro è pubblicato da Adelphi nella traduzione di Marco Bevilacqua.
Perché lo consigliamo
Il legame con i nostri temi è soprattutto letterario. Joseph compare poco, ma la sua morte è il punto da cui parte tutto. Simenon mostra come un gatto possa diventare il centro affettivo di una persona e quanto pesi perderlo. È un libro amaro, non consolante. Lo consigliamo a chi cerca un grande romanzo in cui un gatto conta davvero, non a chi cerca una lettura leggera.