Io sono un gatto
di Natsume Sōseki (1905)
Punti chiave
- Il narratore è un gatto senza nome che vive a Tokyo in casa di un professore
- Il romanzo uscì a puntate sulla rivista Hototogisu tra il 1905 e il 1906
- È una satira della società giapponese dell'epoca Meiji, divisa tra tradizione e modelli occidentali
- Il gatto si crede più saggio degli uomini, ma resta un animale di casa nutrito e poco amato
Approfondimento
Di cosa parla
Natsume Sōseki, nato nel 1867 e morto nel 1916, è uno dei grandi scrittori del Giappone moderno. Dopo due anni di studio a Londra, nel 1903 tornò in patria e insegnò inglese all’Università imperiale di Tokyo. Io sono un gatto è la sua prima opera di narrativa. Doveva essere un racconto breve, quello che oggi è il primo capitolo. Takahama Kyoshi, uno dei redattori della rivista Hototogisu, lo convinse a continuare. Il libro uscì a puntate tra il 1905 e il 1906 e lo rese famoso: nel 1907 Sōseki lasciò l’università per dedicarsi solo alla scrittura.
A raccontare è un gatto abbandonato da piccolo, che non riceve mai un nome. Vive in casa di Kushami, un professore, con la moglie, tre figlie e una domestica. Il gatto osserva il padrone e gli amici che passano a trovarlo: Meitei, un esteta che ama le burle, e l’ex allievo Kangetsu, coinvolto in un possibile matrimonio con la figlia dei ricchi vicini Kaneda. Parla anche con altri gatti del quartiere. I capitoli sono episodi che si possono leggere quasi da soli, e lo stile cambia man mano che il libro procede.
Lo stile
Il gatto usa un linguaggio solenne, da gran signore, e si presenta come esperto di storia, letteratura e medicina. Il contrasto con la sua vita reale, quella di un gatto di casa che la famiglia nutre ma non ama davvero, è la fonte principale dell’ironia. Attraverso il suo sguardo Sōseki prende in giro la vanità degli uomini e la società dell’epoca Meiji, alle prese con l’incontro tra cultura occidentale e tradizioni giapponesi. L’edizione BEAT del 2021 è tradotta da Gala Maria Follaco.
Perché lo consigliamo
È un classico della letteratura, non un libro pratico sui gatti: non insegna nulla su come seguire una colonia felina. Vale la pena leggerlo per un esercizio che chi si occupa di gatti fa ogni giorno, cioè guardare le cose dal punto di vista dell’animale. Il gatto di Sōseki vive accanto agli esseri umani e mangia grazie a loro, ma li osserva con distacco e li giudica a modo suo. È un ritratto ironico dell’indipendenza felina, scritto più di un secolo fa.