Psicologia del gatto domestico. Capacità cognitive, comportamento sociale, psicopatologia
di Riccardo Lancellotti (2024)
Punti chiave
- Il gatto domestico discende dal gatto selvatico africano, non dal gatto selvatico europeo
- Un capitolo descrive le posture e i segnali del corpo con cui il gatto comunica
- I disturbi del comportamento del gatto sono messi a confronto con quelli descritti in psicopatologia umana
- Per i problemi di salute e di comportamento l'autore rimanda al veterinario comportamentalista
Approfondimento
Di cosa parla
Riccardo Lancellotti è uno psicologo, laureato in Psicologia sperimentale con una tesi in Psicologia animale. È cultore della materia alla Sapienza di Roma, nel Dipartimento di Psicologia dinamica, clinica e salute, dove si occupa di psicologia della salute e di terapie come la pet therapy. Ha scritto il libro dopo la morte della sua gatta, Irina, a cui è dedicato.
Il volume mette insieme etologia, psicologia comparata e psichiatria veterinaria, citando di volta in volta gli autori di riferimento. Si apre con l’evoluzione e l’addomesticamento: il gatto domestico discende dal gatto selvatico africano (Felis lybica), non da quello europeo, e si è avvicinato all’uomo nei granai dell’Egitto e della Mezzaluna fertile. Seguono capitoli su sistema nervoso e sensi, memoria e apprendimento, posture e vocalizzazioni, comportamento sociale e territorio, aggressività e predazione, alimentazione e uso della cassetta. Altri trattano riproduzione e sterilizzazione, sviluppo del gattino e periodo sensibile per la socializzazione, gioco, attaccamento all’essere umano, emozioni e personalità.
L’ultimo capitolo è dedicato ai disturbi del comportamento. L’autore confronta le classificazioni di diversi studiosi di psichiatria veterinaria e accosta i disturbi del gatto a quelli simili descritti per le persone, per mostrare analogie e differenze tra le due specie. Chiude con il trattamento e con le figure che devono occuparsene. In apertura avverte che, per i problemi di salute e di comportamento, bisogna rivolgersi al veterinario e in particolare al veterinario comportamentalista.
Perché lo consigliamo
È un testo recente, in italiano, ordinato come un manuale e con una bibliografia. È pensato per studenti e professionisti (veterinari, etologi, consulenti comportamentali, allevatori), ma il linguaggio resta accessibile anche a chi ha un gatto o si prende cura di una colonia felina. Sono utili soprattutto i capitoli sul linguaggio del corpo, sul comportamento sociale e sul periodo di socializzazione dei gattini, che aiutano a leggere i segnali dei gatti e a capire quanto contano le prime settimane di vita. Il libro è centrato soprattutto sul gatto che vive in famiglia.