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Commissione randagismo Puglia: chi ne fa parte e cosa può fare per i gatti

Con la determina n. 155 del 17 luglio 2026 la Regione Puglia ha ricostituito la Commissione prevista dall'articolo 18 della legge regionale 2/2020: nove componenti, partecipazione gratuita, mandato legato alla legislatura. Fra i dossier che l'aspettano c'è quello che tocca più da vicino le colonie feline: il regolamento regionale 14/2023.

Una gatta grigia seduta accanto a un gattino rosso acciambellato, su un muretto fra i cespugli di un cortile

La Regione Puglia ha ricostituito la Commissione regionale randagismo, tramite la determina dirigenziale n. 155 del 17 luglio 2026 della Sezione Sanità Veterinaria e Sicurezza Alimentare, incardinata nel Dipartimento Promozione della Salute e del Benessere Animale. Il rinnovo era dovuto: il mandato dei componenti coincide infatti con quello della Giunta regionale.

Che cos’è la Commissione e che poteri ha

L’articolo 18 della legge regionale 2/2020 le assegna il compito di coordinare, sovrintendere e controllare gli interventi necessari all’attuazione della legge, e la qualifica espressamente come organo consultivo della Giunta regionale. La presidenza spetta all’assessore con delega alle politiche della salute o a un suo delegato; la partecipazione è a titolo gratuito e il mandato dura quanto la legislatura, per un massimo di cinque anni.

Vale la pena essere chiari su cosa questo significhi. La Commissione non gestisce nulla in prima persona: non sostituisce i Comuni nell’obbligo di censire le colonie, né le ASL nell’erogazione delle sterilizzazioni. È un luogo di indirizzo, monitoraggio e proposta. Il suo peso reale dipende da due cose soltanto: quanto lavora e quanto rende pubblico ciò che fa.

Con la determina del 17 luglio l’assessore alla Salute e al Benessere Donato Pentassuglia ha delegato alla presidenza il prof. Antonio Vito Francesco Di Bello.

Chi ne fa parte

I nove componenti nominati sono:

  • Antonio Vito Francesco Di Bello — presidente, delegato dall’assessore regionale alla Salute e Benessere;
  • Azzurra Di Comite — medico veterinario della struttura regionale competente in materia di politiche della salute;
  • Pasquale Pedote — medico chirurgo della struttura regionale competente, direttore dell’UOC SISP Nord della ASL di Bari;
  • Sergio Caporaletti — medico veterinario designato dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici veterinari (FNOVI);
  • Lorenzo Garramone — medico veterinario dirigente, designato dalla ASL di Taranto;
  • Michele Visone — rappresentante delle associazioni di settore e dei portatori di interesse;
  • Francesca Toto — rappresentante delle associazioni di protezione animale per l’area nord (Province di Foggia e Barletta-Andria-Trani);
  • Michele Minunno — rappresentante per l’area centro (Città metropolitana di Bari);
  • Pierre Luigi Trovatello — rappresentante per l’area sud (Province di Taranto, Brindisi e Lecce).
Gatto libero che guarda in camera
Gatto libero che guarda in camera — Photo by Manuel Rheinschmidt on Unsplash

La partita riguarda anche i gatti

Sulla stampa è stata anticipata l’agenda per i prossimi mesi: regolamento interno, monitoraggio delle anagrafi canine comunali, potenziamento delle sterilizzazioni, controlli sulle strutture di ricovero, sensibilizzazione contro gli abbandoni. Questi punti hanno un baricentro dichiaratamente cinofilo ma la legge 2/2020 non parla solo di cani.

L’articolo 13, «Protezione dei gatti», costruisce un sistema preciso: i gatti che vivono in libertà sono tutelati, e a chiunque è vietato maltrattarli o allontanarli dal loro habitat; la cattura è ammessa solo per la sterilizzazione e per le cure necessarie al loro benessere, con il coordinamento dei servizi veterinari; chi si occupa dell’alimentazione e della gestione delle colonie deve rispettare l’igiene pubblica e il decoro urbano; tutti i gatti liberi e di colonia vanno registrati in anagrafe. I soggetti sterilizzati dai veterinari delle ASL sono identificati con microchip, registrati in anagrafe e riconoscibili dalla tacca sull’orecchio destro.

L’articolo 15 completa il quadro: le prestazioni sanitarie, sterilizzazione compresa, sono a carico dei servizi veterinari delle ASL, per i cani vaganti come per i gatti delle colonie regolarmente censite.

Il punto è tutto in quell’aggettivo. La registrazione della colonia è il presupposto pratico dell’intervento pubblico: senza censimento non c’è il gancio amministrativo che attiva le sterilizzazioni gratuite, le cure e il riconoscimento di chi se ne occupa. Ed è esattamente qui che la Puglia ha un problema aperto.

Il dossier più pesante: l’articolo 13 del regolamento 14/2023

Il regolamento regionale 19 dicembre 2023, n. 14 attua diversi articoli della legge, fra cui quello sui gatti. Il suo articolo 13 vieta di individuare come areali di distribuzione delle colonie feline, ai fini della registrazione in anagrafe:

  • le strutture sanitarie di ricovero e ambulatoriali, e le aree contermini;
  • le strutture residenziali e semiresidenziali, anche riabilitative o socio-assistenziali, e le aree contermini;
  • i servizi educativi per l’infanzia, le scuole dell’infanzia e le scuole del primo ciclo di istruzione;
  • i territori delle aree protette nazionali e regionali, delle riserve statali, dei parchi e delle aree SIC e ZPS, salvo le zone urbanizzate dei Comuni che vi ricadono.

Le colonie già registrate presso le strutture sanitarie possono restare, previo controllo del Dipartimento di Prevenzione della ASL, fino al «naturale esaurimento dei soggetti censiti», che devono essere tutti sterilizzati. Presso le strutture socio-assistenziali e le scuole sono ammessi piccoli gruppi di massimo venti soggetti, anch’essi tutti sterilizzati.

Tradotto: molte colonie storiche — quelle dei cortili degli ospedali, delle case di riposo, dei giardini scolastici, che spesso sono le più seguite e le meglio gestite — non possono più essere iscritte in anagrafe. I gatti, però, non spariscono per effetto di un divieto di registrazione: resta la colonia e viene meno la cornice che permette di gestirla, cioè sterilizzazioni pubbliche, cure e tutela di chi le accudisce. Il risultato rischia di essere il contrario di quello voluto: meno controllo demografico, non meno gatti.

Questa è precisamente la materia su cui un organo consultivo della Giunta ha titolo per pronunciarsi.

Commissione randagismo Puglia: chi ne fa parte e cosa può fare per i gatti
Gatto nel cortile di una scuola — Photo by Cristian Coaja on Unsplash

Cosa chiediamo alla nuova Commissione

  • Trasparenza dei lavori: un calendario pubblico delle sedute, verbali accessibili e audizione delle realtà attive sul territorio.
  • Dati sui gatti, non solo sui cani: quante colonie sono registrate in anagrafe, per Comune e per provincia; quanti gatti censiti; quante sterilizzazioni feline all’anno per ciascuna ASL; quanti Comuni hanno un referente attivo. Senza questi numeri non si può nemmeno dire se la legge stia funzionando.
  • Una revisione dell’articolo 13 del regolamento 14/2023, alla luce di ciò che sta accadendo nei territori dopo tre anni di applicazione.
  • Un capitolo dedicato ai gatti nel regolamento interno che la Commissione deve ancora scrivere, così che la parte felina della legge non finisca in coda a ogni ordine del giorno.

Cosa possono fare i tutor di colonia e i Comuni pugliesi

  • Fare in modo che la propria colonia sia censita: la registrazione in anagrafe è ciò che dà accesso alle prestazioni sanitarie a carico della ASL previste dall’articolo 15.
  • Documentare i casi problematici: colonie che non è stato possibile registrare per effetto dell’articolo 13 del regolamento, liste d’attesa per le sterilizzazioni, Comuni senza referente: sono i fatti che rendono utilizzabile una richiesta di modifica del regolamento attuativo e della stessa legge regionale.
  • Portare le proprie istanze alla Commissione, affinché la legge possa essere pienamente attuata in tutto il territorio regionale.

Rete Felina segue da vicino la Puglia, dove conta oggi 17 gruppi locali come nodi della rete, a cui presto si aggiungeranno anche dei Comuni virtuosi. Se accudisci una colonia, se fai parte di un’associazione o se amministri un Comune pugliese, entra nella rete: monitorare l’applicazione della legge 2/2020 nei prossimi mesi è il modo più concreto per far pesare quel lavoro anche dove si prendono le decisioni.

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