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Le leggi per i gatti liberi esistono già: Rete Felina vuole che al Sud vengano applicate tutte

Censimento, sterilizzazione e non amovibilità delle colonie sono obblighi di legge, ma al Sud restano spesso sulla carta. Al 1° novembre 2026 Rete Felina segue 22 casi aperti in tre regioni per farli rispettare, uno per uno.

Gatta tricolore sui gradini di pietra di un vicolo lastricato, davanti a una porta bianca
Gatta libera in un vicolo — Photo by Jocelyn Erskine-Kellie on Pexels

In Italia le regole per proteggere i gatti liberi esistono da oltre trent’anni. La legge 14 agosto 1991, n. 281 vieta di maltrattarli, affida la loro sterilizzazione al servizio veterinario pubblico e prevede che le colonie possano essere gestite da associazioni e volontari d’intesa con la ASL. Le leggi regionali aggiungono regole su censimento, registrazione e tutela dell’habitat.

Per chi accudisce una colonia, però, la distanza tra ciò che dice la legge e ciò che accade davvero resta grande. C’è il Comune che non risponde a una domanda di riconoscimento, la ASL che non programma le sterilizzazioni, e addirittura il cantiere che chiude dentro una colonia.

Rete Felina, il progetto di Animal Law Italia che connette tutori di colonia, Comuni e ASL, si è data per questo un obiettivo ambizioso: ottenere la piena applicazione delle norme che tutelano i gatti liberi nel Sud Italia. Non chiediamo nuove leggi. Chiediamo che quelle in vigore vengano rispettate, allo stesso modo, in ogni Comune.

Perché partiamo dal Sud

Rete Felina raccoglie dieci anni di lavoro de I Felini di Puglia, il progetto pilota avviato nel 2016 nelle province di Brindisi e Barletta-Andria-Trani. Nella prima di queste non erano mai stati avviati il censimento e la sterilizzazione delle colonie feline, mentre nella seconda la ASL riservava le sterilizzazioni alle sole associazioni iscritte all’albo regionale. Con il progetto, nell’intera provincia di Brindisi si è finalmente applicata la legge e in tutti i 20 comuni è possibile censire le colonie feline con la modulistica predisposta dal progetto e i tutor possono accedere al servizio di sterilizzazione dell’ASL.

Dal 2021 l’esperienza è arrivata in Calabria, a Lamezia Terme (CZ), dove sono stati sterilizzati oltre 500 gatti su 100 colonie censite, e otto Comuni hanno aderito al progetto con una delibera di giunta. Oggi la rete conta decine di gruppi cittadini nelle regioni raggiunte dal progetto.

Da questi anni abbiamo imparato una cosa: quando le norme vengono applicate, funzionano. Il problema non è la legge ma un’applicazione disomogenea che fa dipendere il destino di una colonia dalla sensibilità del singolo ufficio. Nelle regioni in cui lavoriamo lo vediamo ogni giorno: moduli che mancano, servizi che non partono, ruoli che nessuno ha chiarito.

Cosa non viene applicato: la mappa dei casi aperti

Al 1° novembre 2026 il team legale di Rete Felina segue 22 casi aperti nelle regioni del progetto. Ogni caso nasce da tutrici, tutori o gruppi locali, e messi in fila raccontano quali obblighi restano più spesso sulla carta.

Colonie non censite e non riconosciute. Il censimento è il primo passo: senza, per l’amministrazione la colonia non esiste, i gatti non vengono registrati in anagrafe e la ASL non programma le sterilizzazioni. A Manfredonia (FG) una colonia di circa 30 gatti nell’area del porto attende ancora registrazione e sterilizzazione, e abbiamo chiesto a Comune e ASL di procedere. A Rende (CS) una domanda di riconoscimento presentata il 23 aprile 2026 è ferma da mesi. In un piccolo Comune sardo il riconoscimento di una colonia di circa 25 gatti, nessuno sterilizzato, è stato negato: stiamo valutando le iniziative da intraprendere.

Apicectomia non praticata. Diversi tutor ci segnalano che le loro ASL non provvedono a praticare lo spunto auricolare, necessario per riconoscere a colpo d’occhio i gatti già sterilizzati. L’apicectomia è una pratica fondamentale per i gatti liberi, ne abbiamo parlato in questo articolo.

Sterilizzazioni che non partono. La L. 281/1991 affida la sterilizzazione dei gatti liberi all’autorità sanitaria. A Francavilla Fontana (BR) una colonia di oltre 30 gatti aspetta da giugno 2026 di poter usufruire delle sterilizzazioni da parte della ASL, nonostante le ripetute PEC della referente a Comune e ASL. A Reggio Calabria la sala operatoria del canile sanitario è ferma, e il numero delle colonie cambia da 47 a 150 a seconda dell’ente che le conta.

Colonie chiuse o da spostare. Le leggi regionali proteggono l’habitat delle colonie. In Calabria, l’art. 13 della L.R. 3 ottobre 2023, n. 45 vieta di allontanare i gatti liberi dal luogo in cui vivono e stabilisce che la loro alimentazione non può essere vietata. A Lamezia Terme (CZ) seguiamo due situazioni in cui una colonia è stata chiusa in un cantiere o rischia di essere trasferita: il caso del cantiere è ancora aperto, perché il Comune propone di spostare i gatti in un altro sito.

Istanze senza risposta. A Massafra (TA) una sola delle circa 35 colonie censite ha il cartello previsto dal regolamento comunale. Dopo due istanze del gruppo locale rimaste senza riscontro, Animal Law Italia ha inviato una diffida, protocollata dal Comune il 27 ottobre 2026. In Calabria, con un’istanza del 15 ottobre 2026, abbiamo chiesto alla Regione di chiarire chi debba prendere in carico i gatti liberi feriti. Il 3 agosto 2026 abbiamo invece chiesto alla Regione Puglia un’ordinanza sulle ondate di calore, sul modello di quella calabrese: finora non abbiamo ricevuto risposta.

Come interveniamo: prima il dialogo, poi gli strumenti legali

Il nostro metodo segue una scala precisa, e il primo gradino è sempre la collaborazione con l’ente.

  1. Ascoltare e documentare. La tutrice o il tutore segnala il caso su legal.retefelina.it, e il team legale ricostruisce i fatti e raccoglie gli atti.
  2. Chiedere chiarimenti. Una lettera all’ente richiama le norme e propone una soluzione concreta. Spesso basta questo.
  3. Accedere agli atti. Con l’accesso documentale o civico verifichiamo che cosa l’amministrazione ha fatto e che cosa no.
  4. Diffidare. Se l’inerzia continua, Animal Law Italia invia una diffida formale con un termine per adempiere.
  5. Rivolgersi al giudice o alle autorità. Ricorso al TAR contro il silenzio o il diniego dell’amministrazione, esposto quando i gatti sono in pericolo.

I primi risultati

I casi chiusi dimostrano che la strada funziona.

  • Noicattaro (BA). Su nostra richiesta di chiarimenti, il 20 agosto 2026 il sindaco ha precisato per iscritto che il divieto temporaneo di dare cibo agli animali non vale per le colonie feline. Leggi il caso.
  • Catanzaro. Dopo la nostra diffida, l’apicectomia viene ora praticata anche dall’equipe dell’ASL di Catanzaro, per le colonie cittadine.
  • Mola di Bari (BA). Dopo la diffida di Animal Law Italia, il 3 agosto 2026 la Regione Puglia ha confermato che per riconoscere una colonia in condominio non serve il benestare dell’amministratore. Leggi il caso.
  • Lamezia Terme (CZ). Dopo l’esposto e la diffida urgente del 14 agosto 2026, il Comune ha riaperto un passaggio nella recinzione del cantiere, e i gatti hanno potuto di nuovo entrare e uscire.

L’obiettivo: una legge, un’applicazione uguale in ogni Comune

Piena applicazione della legge vuol dire, in ogni Comune delle regioni del progetto:

  • moduli chiari e uguali per segnalare e censire una colonia;
  • sterilizzazioni programmate da ASL e ASP, accessibili anche a cittadini e volontari;
  • gatti riconosciuti e registrati in anagrafe;
  • colonie tutelate nel loro habitat, anche quando ci sono lavori o liti condominiali;
  • ruoli chiari tra Comune, servizio veterinario e tutor, anche per il soccorso dei gatti feriti.

Per arrivarci lavoriamo su due piani. Il primo è il singolo caso, con la rete legale. Il secondo sono le Regioni, a cui chiediamo procedure uniformi, anche attraverso organi come la Commissione regionale randagismo della Puglia.

Lo stesso rispetto delle regole lo chiediamo a chi accudisce le colonie: cibo in ciotole ritirate dopo il pasto, area sempre pulita, nessun residuo a terra. Lo spieghiamo nella guida su come dare da mangiare ai gatti di colonia. Tutela dei gatti, igiene e decoro non sono in contrasto: una colonia censita, sterilizzata e curata è la soluzione migliore anche per chi abita accanto.

È un obiettivo che non possiamo raggiungere da soli. Ogni caso richiede lettere, accessi agli atti e diffide scritte da avvocate e avvocati volontari: se sei tra loro, candidati per entrare nella rete legale.

Se accudisci una colonia felina in Puglia, Calabria, Basilicata o Sardegna e il tuo Comune o la tua ASL non applicano la legge, Rete Felina può aiutarti: raccontaci il tuo caso e ti supporteremo nei rapporti con le istituzioni, fino alle iniziative legali quando necessario.

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